Anna Giunchi: dimostrare a me stessa di stare bene correndo una maratona

Anna Giunchi: dimostrare a me stessa di stare bene correndo una maratona

Matteo SIMONE
www.psicologiadellosport.net

 

FM_ IMG_6888Anna la maratoneta, amante della corsa, nonché collega psicologa, racconta la sua passione, l’impegno e la determinazione nella corsa.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Ho iniziato a dedicarmi all’attività sportiva con serietà spronata da un anziano maestro di tennis, che mi ha invitato a fare almeno 20 vasche di nuoto al giorno. Da lì ho praticato agonismo nel tennis, poi, negli anni a venire, nel calcio. Ma la scossa maggiore l’ho avuta quando, dopo una brutta crisi di anemia, mi sono posta l’obiettivo di guarire e dimostrare a me stessa di stare bene correndo una maratona. Da allora non ho mai smesso di correre. Mi piacerebbe giocare ancora a tennis.”

Il vecchio amore non si scorda mai, la passione del tennis solletica Anna, ma per ora ancora tanti obiettivi e performance nella corsa.

Come ha contribuito lo sport al tuo benessere? “Lo sport mi ha dato un equilibrio, soprattutto per quanto riguarda il regime alimentare: facendo sport non mi sottopongo a restrizioni. Ho più serenità nel rapporto con gli altri e con me stessa.”

Lo sport è un valore aggiunto sia per la propria persona, per il rispetto di se stessi, per un sano stile di vita e sia per le relazioni con l’altro, il rispetto degli altri atleti, amici o avversari.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? “Prima di una gara assimilo carboidrati (pasta nella sera prima, fette biscottate e miele al mattino). Non uso farmaci e, in estate, reintegro con sali. Prendevo amminoacidi e carnitina anni fa, ma, non riscontrando grossi benefici, ho smesso.”

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance? “Il benessere è nato con un lungo lavoro mentale da parte di me stessa. Devo i miei migliori risultati agonistici ad un giovane allenatore: Marco Testero.”

Lo sport diventa una sorta di autoterapia, si contatta se stessi, si riesce a conoscersi meglio, il proprio corpo, le proprie sensazioni corporee, lo sport aiuta a gestire lo stress, a elaborare i traumi. Mentre per la performance non bisogna sottovalutare nulla, l’alimentazione diventa importante, l’affidarsi ad un bravo allenatore, sia competente e formato ma anche sensibile che ti segua, che ti veda, che parli con te. Conosco bene Marco Testero, ho anche gareggiato con lui, è un bravo allenatore.

Qual è stata la gara della tua vita, dove hai dato il meglio di te o dove hai sperimentato le emozioni più belle? “Maratona di Bari 2009: personale di 3h02.19, terza assoluta.”

Qual è una tua esperienza che ti possa dare la sicurezza, la convinzione, che ce la puoi fare nello sport o nella vita? “L’esser passata da 90 flebo nel 2006, per curarmi dalla anemia, 5.3 di emoglobina, a correre maratone in tutto il mondo.”

Ciò significa essere determinati, volere ad ogni costo riuscire nei propri intenti.

 Cosa pensano i tuoi famigliari ed amici della tua attività sportiva tesa al benessere o alla performance? “Che sono matta.”

Come è cambiata la tua vita famigliare, lavorativa nell’aver intrapreso un’attività sportiva? “Sono più serena nel rapporto con gli altri. Certo, non tutti capiscono il mio entusiasmo derivato da una buona gara… così mi limito ad essere felice senza dare spiegazioni.”

Ti va di descrivere un episodio curioso o divertente della tua attività sportiva? “Innumerevoli volte che sono arrivata per miracolo alle gare…oppure quando, alla Maratona di Tokyo, mi misero per errore nella griglia delle 5 ore e corsi in mezzo a gente che partecipava con una filosofia ben diversa dalla mia.”

A volte è importante rallentare, avere un approccio alla gara più medidativo, arrivare con gli ultimi.

Cosa hai scoperto del tuo carattere nel diventare atleta? “Ho scoperto di essere determinata e disposta al sacrificio.”

Quali sono le tue capacità, risorse, caratteristiche, qualità che hai dimostrato di possedere? “Determinazione, testardaggine, capacità aerobica, passione.”

Che significa per te partecipare ad una gara sportiva, hai sperimentato l’esperienza del limite nelle tue gare? “Partecipare per me vuol dire divertirsi mettendosi alla prova. Mi è capitato di provare esperienze estreme, soprattutto quando avevo cali di ferro e gareggiavo comunque.”

Quali sono o sono state le tue sensazioni che sperimenti facendo sport pregara, in gara, post gara? “Pregara: cerco di esaminare il contesto. In gara: non penso: agisco. Post gara: ripenso (anche troppo) a quello che ho fatto.”FM_ DSC_9368

Quale è stata la tua gara più estrema o più difficile, quale è una gara che ritieni non poterci mai riuscire a portarla a termine? “Ricordo con sofferenza la Maratona sulla sabbia. Ma la conclusi, arrivando terza. Non penso potrei mai portare a termine le skyraces estreme.”

Quali sono le varie difficoltà, i rischi, le condizioni fisiche o ambientali che più spesso ti hanno indotto a non concludere la gara o a fare una prestazione non ottimale? “Chiaramente devo controllare i livelli di ferro, ma anche piccoli malanni, quali la borsite retro calcaneare, che ogni tanto mi accompagna. Mi ritirai solo ad una gara a causa di un crampo, per il resto non mi fermano né vento, né pioggia, né grandine, né neve…Anzi, li uso come scuse nel caso la gara mi vada male.”

Hai mai rischiato per infortuni o altri problemi di smettere di essere atleta? “Ho pensato di smettere in certi periodi, anni fa, ma solo per rabbia, quando mi capitavano infortuni lunghi. Ora non smetterei per nulla al mondo: la corsa è radicata in me come una patologia cronica.”

Quale può essere un tuo messaggio rivolto ai ragazzi per avvicinarsi ad uno sport che può essere fatto di fatica, impegno, sudore, sofferenze? “Sport è filosofia di vita, educazione. La fatica ripaga sempre anche se, al momento, è difficile da sopportare. Se ci si abitua a questo genere di ‘sofferenza’, tutto il resto appare come solo un gioco, e riesce con estrema facilità.”

Lo sport diventa una scuola di vita, la corsa diventa una compagna di esperienze ed è difficile disfarsene, aiuta tanto nei momenti difficili, ti fa sperimentare gioie, ti fa comprendere come superare momenti difficili, diventa un caro alleato.

C’è stato il rischio di incorrere nel doping nella tua carriera sportiva? “Sì.”

Qual è un messaggio che vorresti dare per sconsigliare l’uso del doping? “Lo sport deve allungare la vita, non accorciarla. La gioia di un successo transitorio si sconta poi con una pena sulla propria pelle.”

Ritieni utile la figura dello psicologo dello sport? “Sì, è molto utile. Ma deve guadagnare credibilità in un ambiente ancora ostile.”

Se potessi tornare indietro cosa faresti? O non faresti? “Inizierei a fare atletica molto prima, innanzitutto. E studierei molto meno.”

E’ vero, a volte conta molto più l’esperienza della teoria.

Quali sono i sogni che hai realizzato e quali quelli da realizzare? “Sto ancora sognando.”

Matteo SIMONE
Psicologo Psicoterapeuta
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