Per gentile concessione del Prof. Lucio MODERATO

 

COSA SONO IL DISTURBO GENERALIZZATO DELLO SVILUPPO E L’AUTISMO
Il Disturbo Generalizzato dello Sviluppo e l’autismo (categorie diagnostiche ICDH F84) sono sindromi fortemente disabilitanti e handicappanti. Si tratta di un drammatico disturbo dello sviluppo che si manifesta nei primissimi anni di vita ed ha risvolti devastanti. Coinvolge, infatti, profondamente la capacità di comunicare, il linguaggio, la capacità di comprendere gli eventi sociali e di partecipare attivamente alle esperienze. Determina anche isolamento, crisi di panico, stereotipie, comportamenti ossessivi, fughe incontrollabili, comportamenti aggressivi, etc.
Poco si sa sulla sua origine, che è sicuramente multifattoriale, genetica /organica/ambientale. Sicuramente l’intero sviluppo affettivo e cognitivo ne è compromesso.
Da un punto di vista statistico ed epidemiologico il fenomeno è rilevante in quanto, secondo recenti stime italiane e internazionali, si riscontrano 10 soggetti con Disturbo Generalizzato dello Sviluppo di una certa gravità ogni 10.000 nati. Tale cifra, inoltre, potrebbe notevolmente aumentare se si considerassero anche soggetti meno gravi o con ritardi dello sviluppo simil-autistico.
Oltre a ciò, secondo studi recenti, più dell’80% delle persone con Disturbo Generalizzato delle Sviluppo non raggiunge nell’età adulta un grado sufficiente di autonomia e di capacità sociale e relazionale; di conseguenza la quasi totalità di tali persone avrà comunque bisogno, per sempre, di un contesto di vita protetto e facilitato.
 
QUALE FUTURO?
Si è in presenza, quindi, di una condizione tragica destinata a peggiorare con il passare degli anni. Con il passare del tempo, infatti, le pressioni sociali crescono e la tolleranza diminuisce. I bambini si trasformano da piccoli bizzarri con una strana espressione sognante, in incomprensibili adulti ai quali le persone si avvicinano con disagio e spesso con timore.
Del resto nell’affrontare i problemi di persone affette da Disturbi Generalizzati dello Sviluppo in Italia, si scontano ritardi dovuti a impostazioni scientifiche a dir poco inadeguate, modelli di intervento vecchi e non rispondenti ai bisogni dell’utenza, strumenti di analisi e valutazione non finalizzati al recupero e alla “abilitazione” delle persone affette da tali sindromi. In altre parole la famiglia che ha uno o più figli affetti da ritardo mentale e autismo, soprattutto dopo il periodo infantile e adolescenziale, non ha risposte ai propri bisogni e rischia di ritrovarsi in una solitudine esistenziale che a volte diventa drammatica.
 Questa arretratezza nelle conoscenze e nelle modalità di intervento può essere addebitata certamente alla lentezza con cui in Italia, contrariamente ad altri paesi europei, è entrata in crisi una certa mitologia psicogenica, che identificava il disturbo generalizzato dello sviluppo e l’autismo come effetto di carenze affettive infantili (colpevolizzando in tal modo i genitori e in particolare le madri). Tutto ciò ha ostacolato e rallentato un serio approfondimento della materia che conducesse a definire strategie di intervento veramente efficaci per il recupero funzionale delle persone affette da autismo.
Inoltre, se è vero che durante la fase infantile e adolescenziale vengono attivati servizi e interventi scolastici e/o ambulatoriali che tendono a fornire risposte ai bisogni dei soggetti e delle loro famiglie, è altrettanto vero che, quando il bambino con ritardo generalizzato dello sviluppo diventa adulto rischia di finire drammaticamente in una sorta di “terra di nessuno” e viene “rimpallato” continuamente tra poco specializzati e generici “Centri Diurni” e Strutture Psichiatriche, con personale talvolta poco preparato e a volte anche poco disponibile. Tutto il carico esistenziale tende, quindi, a ricadere ancora una volta sulle spalle dei genitori ponendoli in una condizione di vita molto difficile, priva di ogni prospettiva di speranza nel futuro. E’ proprio questa mancanza di speranza  che genera la maggiore angoscia nei genitori, con incertezze non solo riguardo la situazione presente (in considerazione dei notevoli problemi di comportamento sociale e disadattivo che si verificano soprattutto in ambito familiare), ma anche riguardo le prospettive future, quando i genitori non ci dovessero essere più e non ci fosse nessuno in grado di prendersi cura del figlio. Del resto in assenza di interventi abilitativi e psico-educativi precoci, efficaci, coerenti e continuativi nel tempo, il destino è il più delle volte quello di un aggravamento nella situazione funzionale con ripercussioni notevoli su tutto l’aspetto esistenziale. Non deve essere dimenticato, infatti, che i vecchi manicomi erano pieni di persone affette da disturbo generalizzato dello sviluppo per lo più non correttamente diagnosticate. Una certezza però esiste: qualora venga garantito un contesto di vita stabile e organizzato, affettuoso, tollerante ma stimolante e animato da una costante tensione abilitativa, le persone con disturbo generalizzato dello sviluppo e con autismo sono in grado di percorrere un importante cammino di crescita con un conseguente sviluppo di capacità e competenze in grado di condurli verso più elevati livelli di autonomia e di indipendenza.
 
QUALI SOLUZIONI?
Negli ultimi due decenni, sulla spinta di singoli genitori o per diretta iniziativa delle varie associazioni di genitori e di volontariato sono stati avviati vari tentativi per dare risposte articolate, ma non frammentarie, a questi bisogni. Soprattutto si è vista la necessità di affrontare il problema in un ottica globale, multifattoriale e integrata, quindi non solo attraverso interventi educativi, sanitari, assistenziali, condotti separatamente in modo talvolta “schizofrenico”, ma attraverso interventi psico-educativi, integrati con trattamenti sanitari, inglobati in un sistema a rete di servizi socio-assistenziali, quindi attraverso una rete integrata di Servizi Socio-Sanitari.
In questa ottica è necessario che una parte di queste “unità di offerta”  da prevedere in tale Rete Integrata di Servizi Socio-Sanitari, riguardi il progettare e strutturare servizi ri-abilitativi integrati per persone adulte con affiancati moderni e innovativi servizi residenziali (comunità alloggio) che abbiano talune caratteristiche compatibili con le difficoltà funzionali presentate dalle persone con ritardo generalizzato dello sviluppo. Questo deve comportare una precisa strategia d’intervento che sia centrata sulla soggettività della persona disabile, a partire dalla conoscenza dei suoi bisogni e delle sue necessità e che conduca alla formulazione di un programma abilitativo finalizzato al recupero del più elevato livello possibile di autonomia. Data la gravità delle patologie degli ospiti, ovviamente, gli obiettivi in questo settore, oltre all’”aggancio relazionale”, dovranno essere maggiormente finalizzati all’acquisizione di parziali autonomie di base. Il lavoro riabilitativo dovrà essere, quindi, teso non solo al controllo dei disturbi del comportamento ma anche alla stimolazione ad una partecipazione più attiva alla vita di relazione e alla comunicazione, attraverso l’apprendimento di abilità sempre più specifiche nelle diverse aree di sviluppo.

ANALISI DEI BISOGNI E DELLE MOTIVAZIONI DEL PROGETTO FONDAZIONE IL LABIRINTO
Diventare adulto e indipendente per un ragazzo disabile mentale, con Disturbo Generalizzato dello Sviluppo e autistico è un processo quasi impossibile.
Indipendenza, lavoro, matrimonio, figli, niente di tutto questo è alla sua portata. Il concetto di speranza e di futuro diventa per i genitori un’utopia di difficilissima realizzazione con un carico a volte insopportabile di angosce e delusioni. Cosa sarà di mio figlio dopo di me o, meglio, oltre me è una domanda che i genitori si rivolgono spesso in modo ossessionante senza avere risposte adeguate alle loro domande.
Queste seppur brevi e succinte considerazioni, possono evidenziare quanto grande sia la preoccupazione delle famiglie: dopo anni di tentativi di recupero e di sforzi per intervenire efficacemente lungo una sorta di calvario tra assenza di strutture di sostegno e di metodologie adeguate da un lato, e di incredibili difficoltà burocratiche, incomprensioni, emarginazioni, pregiudizi di ogni genere etc. dall’altro, i genitori di un adulto disabile mentale grave vedono davanti a loro un vuoto impressionante: chi interverrà da un punto di vista riabilitativo quando il loro figlio sarà adulto e cosa succederà di lui quando loro non ci saranno più o non saranno più in grado di occuparsene?
Il Progetto FONDAZIONE IL LABIRINTO, guidato dal Professor Lucio Moderato, Psicologo e Psicoterapeuta , Direttore Servizi Diurni e Territoriali Fondazione Sacra Famiglia Onlus di Cesano Boscone (MI), ritenuto il massimo esperto di autismo in Italia, ha sviluppato decine di progetti sia nel Paese che all’estero, affrontando le problematiche, il trattamento e la riabilitazione psico-pedagogica di molti e differenti soggetti affetti da disturbo autistico si prefigge lo scopo di sviluppare una rete di servizi a supporto delle Famiglie e dei Soggetti Autistici nel Veneto. Il Progetto è stato presentato il 12 dicembre 2008 a Treviso ed è in corso di sviluppo.