
STORIE DI….CORSA
di Max Coppo
Oggi esco… anzi no!
Tutti i maratoneti sanno cosa voglia
dire preparare una maratona.
Quelli che non affrontano per la prima volta la
distanza per eccellenza ne comprendono le difficoltà. Cercano di “erigere” la
loro preparazione grazie a solide fondamenta, iniziando con almeno 3 o 4 mesi
in anticipo.
Fino alla fine degli anni ’90 anch’io remavo in
tale direzione, concentrando e profondendo tutte le fatiche per 2 eventi all’anno: in primavera ed in autunno.
Ferrara e Venezia sono state a lungo due tappe
fisse (non solo del sottoscritto) per molti podisti triveneti e lombardi.
Ricordo che a 4 mesi dalla data, giorno più.. giorno meno, iniziavo il mio cammino in palestra ed in
pista.
Noiose sedute con i pesi, fra 4 grigie mura un pochino ammuffite, s’alternavano a variopinte andature
sulla corsia # 5 (quella che non viene spesso usata dai velocisti del campo):
SKIP, corsa calciata, balzelli laterali.. tanto per citarne alcune.
Dopo quasi un mesetto di rotture di palle cominciavo
a vomitare al solo pensiero di seguire la tabella chilometrica consegnatami.
Ricordo che come in tutti i rituali sportivi nei 3
mesi a seguire la storia era sempre la solita (un po’ come la stessa minestra
della scuola materna): ripetute, medio e lungo. In entrambe i casi quello che
cercavi al termine era sempre il bagno perché non ne potevi proprio più.
Ma nulla era lasciato al caso. Come m’ha da sempre
insegnato il mio amico <<coach Edo>> per
scalare una montagna si comincia a camminare sul piano per passare alla
collina. Un passo alla volta il fisico si abitua e se non è stressato dall’overtraining regge fino alla fine (almeno lo speriamo tutti
sulla linea di partenza il fatidico giorno).
Ecco il punto focale del discorso, il buco nero
dove molti irrimediabilmente cadono e dove, pure io, sono sprofondato: passi
corti e ben distesi, ma non verso questo pericoloso sovra-llenamento.
Le tabelle riempiono fogli bianchi mentre i
chilometri percorsi, purtroppo, di acido lattico i nostri quadricipiti.. e non solo quelli.
Sono dell’avviso, ma questo resta sempre l’opinione
di uno dei tanti sportivi/impiegati d’ufficio praticanti, che con questo
spirito molti maratoneti/lavoratori/amatori debbano
perseguire il loro risultato.
Credo non basti seguire (e se non lo fai magari t’incazzi pure) come degli automi i numeri che il tuo mister
t’ha segnato la settimana antecedente, analizzando prima della consegna il
lavoro sin allora portato diligentemente a termine. Guai il contrario!
Tu non sei lui (sicuramente lui la 42 la chiude con
almeno 1/2ora di vantaggio rispetto a te: ecco perché gli hai chiesto una
tabella) e lui (fisico asciutto, abbigliamento tecnico ultimo grido, scarpe A 1/2/3 pronte all’uso nella capiente borsa) non è te.
Non so se chiamarla fortuna o sfortuna, certamente
credo che almeno per noi comuni mortali/corridori debba
sempre esistere il libero arbitrio.