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Padova raddoppia: che EXPerienza

di Max Coppo

 

Ogni maratona che si rispetti ha il suo expo. E’ una corrispondenza biunivoca che , gli addetti ai lavori lo sanno, da e riceve  denaro. Anche ultimamente (?).

Facce incuriosite e pingui portafogli fanno la felicità degli allestitori. Così come podisti intraprendenti sanno che, in certe situazioni, è facile trovare l’inaspettata occasione.

La cornice patavina credo, insieme a quella del bel parco di San Giuliano, stimoli certe transumanze.. anche ritirare il pacco gara diventa così un piacere a Prato della valle.

Tuttavia, concedetemelo, sorrido perché per il sottoscritto tutto questo è passato (remoto). Oggi appena trovo l’amico disponibile demando direttamente, stavolta è toccato al buon Robbè. Mentre il pigro scrivente se ne stava spaparanzato sull’erba a giocare. Eppure un tempo era diverso!!!

L’expo è anche respirare l’aria della gara. Riconoscere fra le solite facce la solita “sfida” che si rinnova edizione dopo edizione. Le scarpe, così come la canotta od il pantaloncino tecnico acquistati non li vai certo ad usare il giorno dopo. Eppure “il giretto” fra gli stand ti ha fatto respirare l’ambiente gara e pensare che, forse, gli estenuanti allenamenti e sacrifici ai quali ti sei sottoposto sono serviti.

Basta trovare anche tizio, che non vedi da mesi e per caso guarda le stesse scarpe che stai pensando d’indossare, che dopo averti salutato abbozza un “…allora domani a cosa punti?...” o ancora “… t’ho visto fra le foto Correre qualche mese fa, peccato che non c’abbiano fotografato insieme quella volta che…”. E ti senti il GLADITORE dell’arena.

Nella provincia dei “gran dottori” quest’anno era anche più agevole sentirsi il Russel Crow della situazione: oltre alla 42 c’era pure la 21. Raddoppiate erano quindi le occasioni per centrare il proprio obiettivo, aiutati dal cielo (oltre che dall’allenamento) azzurro… altro che la grigia ed umida partenza castellana. La Start-line era comunque nella stessa provincia del “diluvio universale” di marzo, ma stavolta a Vedelago. Lì negli anni 90 ho conosciuto gli unici fasti (scendere sotto le 3h a quel tempo non era impossibile) di un decennale percorso di modesto podista amatore.. ma quella è un’altra storia che forse abbozzerò in altro momento.

TV-TV-TV sarebbe meglio scordarlo (non parlo di RAI-SKY-Mediaset) eppure….

Perseverare è diabolico.. parto da pacer con il mio amico/socio/fratello di sventura Leo (trevigiano D.O.C. appunto, che non ringrazierò mai abbastanza) e sereni come al solito procediamo senza battere ciglio. Ridendo e scherzando, da “uomini palloncino”, insieme ne abbiamo corse già 13.

Ci conosciamo così bene che alle volte basta guardarsi per capire cosa non sta andando a dovere. Braccio e mente, mente e gambe, serietà ed ilarità si susseguono Km dopo Km, maratona dopo maratona.

Rimiriamo il panorama, le gnocche ma anche gli altri spettatori, l’orologio e i podisti intorno a noi: senza mai disdegnare le barzellette che contraddistinguono l’ impegno, non solo cronometrico.

Partenza ed arrivo sembrano così lontani  ma risultano, in poco più di 3ore e mezza , così vicini. Arriviamo a PD e calpestiamo il solito fastidioso pavè (come quello dell’uggiosa TV) per arrivare trionfanti a Prato della valle.

Alla nostra sinistra l’expo ancora aperto… magari questa volta è il caso di visitarlo visto che ne ho il tempo e che il sole fa ancora capolino sopra questa testa, sgombra di capelli ma sempre piena di dubbi.