
STORIE DI….CORSA
di Max Coppo
Pacer a VERONA 2009
A Verona c’ero già stato ma solo in gita scolastica e un bel po’ di tempo
addietro. Ricordo che…. bello avevo ancora i capelli in testa….con il fiato sul
collo dei docenti lo sport principale di noi adolescenti era quello di
avvicinare il palmo della mano al seno destro della statua di Giulietta e farci
immortalare (con la polaroid e non con la digitale) dal compagno di banco. Il
passo successivo scherzare con le compagne ed irrimediabilmente fare una figura
da cretino con annesso rimprovero del prof.
A distanza di decenni ben altre le intenzioni ed i passi in questa maratona che
a Giulietta&Romeo ha dedicato il nome: gli anni passano e per fortuna le
persone maturano.
Il piacere concessomi quest’anno era di passare dall’altra parte della
“barricata” dovendo “accompagnare/scortare” i podisti con i palloncini
attaccati alla canottiera (consentendogli di concludere la gara sotto le 3h45’)
e di alzare la voce, come fece con me il docente di lettere nell ’88, per
incitarli con tutt’altro spirito dopo il fatidico muro dei 30Km.
Parto il sabato pomeriggio carico del solito entusiasmo e di una consueta
(ormai da settimane) pioggia. Il tergicristallo dell’auto di Roberto (grazie
ancora uomo) continua a pulire il vetro dalla pioggia, a tratti incessante.
Arriviamo con qualche difficoltà in zona fiera per ritirare, in un desolato
capannone, il Ns pettorale/pacco gara poi di fretta all’hotel e una rilassante
doccia pre-pasto.
La cena passa veloce fra bardolino rosso, birra, amabili chiacchiere e ricordi
podistici con gli altri “uomini-palloncino”. La stonatura è la posizione della
camera: sopra uno pseudo piano bar che non ci fa chiudere occhio all’ora
desiderata.
Arriva la mattina della domenica con i suoi consueti riti: cosa indossare?
Quanto mangiare? Quanto bere? Quanta e quale crema spalmare?
Dubbi che non ho e mai riuscirò ad evitare: fanno parte del DNA di molti pazzi
ed ansiosi podisti delle 42. Quelli che fuggono dal piacevole tepore del letto
per correre in compagnia (anche poche ore) e magari tornare di fretta a casa
per godersi il resto della domenica insieme al resto dell’incredula famiglia.
Ma veniamo alla maratona. Partiamo in ritardo di quasi
Il percorso si snoda fra l’interno della città e la dolce periferia dove
troviamo sempre una felice ma a tratti perplessa folla ad applaudire il nostro
passaggio. Ma non è tutto oro quel che luccica.
Un poderoso dispiegamento di forze militari (all’expo e durante tutto il
percorso) non può limitare i danni ai ristori. L’assoluta mancanza di piccole
bottiglie e la vicinanza dei tavoli non consente ai volonterosi addetti di
riempire con la dovuta accortezza i bicchieri di acqua. Devo ammettere che,
come il sottoscritto, c’è stato qualcuno che si è arrangiato arraffando una
bottiglia da 1,5lt (distribuita poi ai “colleghi”).
Superato il bivio della mezza, la gara aveva il pregio di far scegliere al
podista se ridurre o meno le sue forze allo stremo, ai ristori tutto fila
liscio: oltre la ½ dei runners ad occhio aveva preso la via di casa anzitempo
rispetto al sottoscritto. Passano le 2, poi le 3 ore come se nulla fosse e piano
piano, stanchi stanchi, Io Leo e Robbè abbattiamo “i muri” mentre i silenti
podisti dietro noi (sempre meno) ringraziano con un’inconfondibile smorfia.
Sfiliamo per nuove strada sempre accompagnati da timidi ma sinceri applausi. La
fatica si fa sentire ma a P.zza BRA siamo consci la loro fine sia vicina (Km
39°). Ultimo cavalcavia e poi dentro la fiera per un arrivo al coperto, carico
di clamore e di luci in 3h44’18”. Missione compiuta evviva.
Un tenero e fraterno abbraccio all’arrivo fra noi tre e i sopravvissuti delle
3h45’ è la benzina giusta per voltare pagina e pensare alle gare che
c’aspettano, prima fra tutte il risveglio del lunedì per recarsi al lavoro…..
quella sì che è una maratona dove il muro , purtroppo, non arriva solo dopo il
30esimo Km e dove i pacer non ci sono ma lasciano il passo ai rimproveri… come
quelli dell’ 88.
Forse è andando avanti che si torna indietro.