Tanto è ancora acerba

 

Di solito quando prendo una decisione sportiva difficilmente torno sui miei passi. Il lavoro e la famiglia sono stati sinora giustificabili deterrenti.

Da giugno ho ripreso ad allenarmi seriamente per inseguire, con tutte le forze (non solo le mie), un ardito obiettivo e da quel momento ho deciso di cadenzare, anticipatamente, ogni singolo passo (quasi fossi un professionista, ma chi mi credo d’essere?).

In parole povere e senza girarci tanto intorno una semplice ricetta: poche gare, mirate e fatte bene.

Dopo Ve a fine ottobre avevo pensato d’interrompere la foga agonistica del precedente semestre (ma anche quell’ “affannosa ricerca” del 2008) per valutare il mio stato fisico solo a febbraio 2010.

Ma come la volpe nella favola di Esopo non ho saputo resistere al richiamo dell’amico Roberto.

Roberto? Quello che, casualmente, ha fatto il pacer con me proprio a VR 10 mesi orsono.

Ricordo che da bambino lo vedevo uscire di casa sgranocchiando acini d’uva fragola sputandone a terra i fastidiosi vinaccioli.

Bugie a parte il grande Robbè c’ha messo poco a farmi cambiare idea. La mia comprensiva e paziente metà ha fatto il resto avallando l’insostenibile voglia di balzare verso una corsa di media lunghezza.

Ed ora eccomi qui a raccontare, nel mio strampalato modo, la cronaca di una domenica invernale passata a faticare a 150Km da casa.

Lasciati a Mestre i colpi di tosse dei ¾ della famiglia mi sveglio all’alba aggrappandomi subito alla moca che, sbuffando, sembra dirmi :<<ma chi cavolo te lo fa fare se “la gara” che t’interessa è fra 4 mesi?>>.

Noncurante dell’orologio, del morbido guanciale, dell’ortopedico materasso, della temperatura esterna inforco le scarpe e lo zaino sportivo e vado. Non sono solo, c’è pure il mio bello e paziente socio che anagraficamente è nato prima di me. Quindi più coscienzioso, intelligente e lungimirante: io potrei sbagliarmi, Lui NO!

L’intento d’entrambe? Una gara onesta ma dai ritmi serrati sin dalle prima battute.

L’obiettivo? Il pass per la lotteria di NY per l’uno, il propellente per non far abbassare la fiamma (non quella di Megalopoli) per l’altro. Io con le lotterie ci lavoro 5 gg su 7 e ne ho le tasche piene, quindi…

Ma andiamo per ordine.

La mia inseparabile ansia fa da sveglia senza che il mio TIMEX protesti. Arrivo con 20’ d’anticipo all’appuntamento a Spinea e non m’accorgo nemmeno di 1 SMS del mio compagno che , di lì a poco, m’avrebbe sopportato sino alle 12:50.

Pronti e via, verso l’autostrada ed il suo nuovo passante, poi la statale e la triste (almeno d’inverno a me ha sempre fatto ‘sta impressione) romagnola. Fa freddo, incredibilmente freddo:3° leggo al volo.

Parcheggio, pipì STOP e partiamo sbalorditi dopo lo sparo; credevamo c’attendesse solo 15’ dopo. E’ uno start affannoso, scriteriato, da “pivelli”.

Io inseguo uno dei gruppi di testa ma m’accorgo che Robbè non riesce a tenere il passo. Il suo Garmin non aveva “preso” il satellite, 2 maglie usa e getta (indossate al solo scopo di togliere quell’insopportabile torpore invernale) ancora addosso lo facevano sembrare il palombaro Cuba G Jr. di “man of honor”.

Vado avanti sperando di fare l’effetto della sopracitata uva ma poco dopo mi fermo  e m’accosto all’amico che corrucciato, senza parlare, mi spiega molte più cose di 100 parole. Avanziamo a passo tranquillo e lo incito/sprono ma già al 5° prendo al decisone di lasciarlo, consensualmente, per cercare (almeno io) di acchiappare la famosa fiamma. Parto a razzo, poi rallento e vado lisco sino al 15°. Cedo ma stringo i denti e non lascio molti secondi/Km sino all’ arrivo.

All’ex vicino di casa è andata peggio: oltre ad arrivare una manciata di minuti dopo ha dovuto aspettare FERMO il transito di un treno: ironicamente il PL era a 200mt dal gonfiabile-finish.

Doccia, maglia in cotone/pacco gara e via verso il Veneto, ciascuno diretto ai propri impegni. Credo nessuno si possa ritenere soddisfatto.

Per entrambe questa volta c’è la consapevolezza che nessuno si chiama “Rommel de venexia” e che il balzo tenteremo di rifarlo.