STORIE DI….CORSA

di Max Coppo

 

L’insostenibile, leggerezza…. dei podisti

 

Chi mi conosce sa quanto adori il cibo.

Dai primi, ai secondi, ai ricchi contorni che tanto colorano la nostra tavola in ogni stagione.

Adoro immergermi nei sapori e negli odori che i piatti abilmente serviti sanno trasmetter ed ogni volta delizio le papille gustative senza eccedere, lasciando spazio alla portata successiva.

Durante una di queste mie trasgressioni mi trovavo al ristorante con amici. Al tavolo conobbi 2 ragazzi; coetanei ed amanti dello sport, in particolare della corsa, quella faticosa, quella lunga: erano 2 maratoneti.

Per una volta tralasciai l’attenzione sulla forchetta, riponendola invece sui loro discorsi.

A distanza di settimane devo ammettere che riamasi perplesso e che il tempo non ha sedato questa mia ricerca su quale sia la giusta strada da percorrere.

Giulio e Carlo, i nomi dei 2 amici commensali, appena seduti cominciarono a parlare piacevolmente  delle loro fatiche, culminate con la maratona di Atene.

Giulio per 4 mesi si era sottoposto ad estenuanti sedute di allenamento, minuziosamente preparate e studiate a tavolino sin nei minimi dettagli.

Aveva gradualmente incrementato la quantità di chilometri settimanali inserendo nei cicli di lavoro le ripetute, il medio, il lungo ed il lunghissimo.

Ascoltandolo non potevo  che rimanere basito: il lunedì 10*500 in poco più di 1’45”; il mercoledì 45’+15’ a ritmi serrati; il venerdì potenziamento e salite; per passare alla domenica dove almeno 1h30’ era dedicato al lungo… e questa era solo una settimana “facile”.

Tralascio i dettagli specifici passando ad una chiara constatazione: Giulio non si era mai risparmiato chiudendo poi la maratona in un eccellente 3h02’.

Carlo invece era una pacioso mingherlino che subito m’aveva incuriosito, chiuso nella sua silente facciata. Appena Giulio terminò  il monologo, che tanto aveva stupito tutti, appoggiò la forchetta sul piatto vuoto per dire la sua.

Cominciò dove l’altro aveva finito. Disse che ad Atene aveva chiuso in 3h30’, ma quella era stata la sua 5° maratona in 5 mesi.

Amava la corsa, ma non tralasciava i piaceri/doveri della vita: la famiglia, il lavoro e la cucina (anche lui come il sottoscritto amava il pesce).

Si allenava poco (30K settimanali) ed il giorno della gara faceva suo il motto “vada come vada sarà comunque un successo”. Appena tagliato il traguardo cercava subito l’iscrizione alla maratona successiva, infischiandosene di tempi, intermedi ed andature varie.

Purtroppo si fece tardi troppo presto, ma come in tutte le cene fra amici ci promettemmo una rimpatriata con annesse storie di vita.

Dopo 3 settimane ci ritrovammo. Giulio e Carlo non erano presenti. Si parlò d’altro: i discorsi, come il cibo, non sono merce rara fra amici.

Uscii dal ristorante con l’amaro in bocca, non era un Montenegro ma il dispiacere di quell’assenza.

Avrei voluto sentirli ancora quei 2 maratoneti: forse avrei capito quale aveva ragione; anche se la ragione, come dice mia moglie, la si da agli stolti.