OBESITA’ E DIABETE SI BATTONO DI CORSA

da “Corriere della sera.it

 

La cura sarà prepararsi alla maratona

A cura di Guido Tanganelli

Riusciranno i nostri eroi a diventare maratoneti? È una sfida che potrebbe essere posta da uno dei tanti reality show che girano per le reti televisive, ma a parte l' assenza di telecamere, il premio finale non si misura in denaro bensì in salute. Si tratta dell' iniziativa «Io muovo la mia vita»: un gruppo di 56 persone composto da diabetici, obesi e i loro medici è stato arruolato in un percorso, una ricerca di carattere scientifico, che esattamente tra un anno dovrebbe portarli a correre la maratona di Milano. Le tappe intermedie ufficiali saranno una corsa di dieci chilometri nei primi mesi dell' anno, una mezza maratona ed eventualmente altre corse brevi. Sarà possibile? «Un calo fisiologico dei partecipanti è naturale, probabilmente arriverà alla meta un numero minore di persone» dice Pierpaolo De Feo, professore associato di Endocrinologia dell' Università di Perugia, responsabile scientifico dell' iniziativa. «In realtà il nostro obiettivo è un altro: attraverso un messaggio forte come questo vogliamo far passare il discorso che le persone hanno dentro di sé le risorse per migliorare la propria condizione. Camminare regolarmente almeno 4-5 chilometri al giorno, secondo gli studi scientifici effettuati, dà benefici importanti sia per la prevenzione sia per la terapia del diabete e dell' obesità, senza contare i vantaggi per l' apparato cardiovascolare». La grande scommessa, promossa dall' associazione Diabete Italia e dal Centro di Medicina dello Sport Marathon di Brescia, coinvolge 18 Centri Antidiabete. «Ogni Centro ha arruolato un diabetico e un obeso, con la peculiarità che stavolta i medici non stanno a guardare, e uno di loro entra nel programma di allenamento» spiega De Feo, partecipante atipico in quanto maratoneta in perfetta forma. L' impresa, comunque, di portare un gruppo di persone presumibilmente poco sportive a percorrere gli oltre 42 chilometri della maratona non sembra molto facile. Ma quando il gioco si fa duro scendono in campo degli autentici specialisti in materia, che hanno preparato tra i tanti il recordman mondiale della maratona Paul Tergat e il corridore «estremo» Roberto Ghidoni, 54 anni, che ha fatto la mitica «Idita Trail», una corsa di 1800 chilometri tra i ghiacci dell' Alaska. «La nostra competenza tecnica è utile per quantificare esattamente il livello di attività motoria, identificato come quantità e durata, richiesto per ottenere determinati risultati - dice il dottor Gabriele Rosa, fondatore del Centro Marathon - . Lo scopo è che si instauri un "feedback" positivo: deve essere superata progressivamente quella fase in cui la fatica è il limite psicologico. Deve diventare un impegno piacevole per la ricompensa in termini di capacità motorie migliorate e di miglior controllo della patologia».