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Quando non
sono impegnato nei miei compiti professionali, mi piace girare, in maniera
anonima, nei campi di calcio della mia città, quelli di terra e pieni di
buche, dove nessuno si lamenta e tutti si divertono senza protestare.
E’ molto bello vedere allenatori che per un paio di ore si tolgono gli abiti
dell’impiegato, dell’operaio e del professionista ed indossano quelli
dell’allenatore di Settore Giovanile.
Queste stupende persone, che con la loro passione verso questo meraviglioso
sport che è il calcio, nella vita svolgono un solo lavoro ma, sul campo di
calcio, sono “tutto”. Li vedi, cioè, allenare, improvvisarsi preparatori
atletici o preparatori dei portieri, fare gli educatori, i fisioterapisti, i
medici, i dietologi, gli psicologi. Ed i ragazzini pendono dalle loro labbra
perché se il mister ha detto una cosa quella cosa è “verbo”.
Da un po’ di tempo, però, la mia curiosità scientifica si è soffermata su di
un certo tipo di giovane calciatore che, purtroppo, è sempre più frequente
sui campi di calcio: il giocatore obeso.

L’obesità è diventata una malattia cronica di rilevanza sociale; qualcuno
all’università comincia a parlare di epidemia. Infatti recenti statistiche
hanno stabilito che ben il 40% degli italiani ha problemi di peso. Di conseguenza,
il problema riguarda anche i bambini e gli adolescenti: 3 bambini su 10 (cioè
il 30%) sono in soprappeso e 1 su 10 (cioè il 10%) è obeso.
Si va, quindi, dal semplice soprappeso all’obesità di 1° e 2° grado, fino
alla grande obesità. Per stabilire il grado di obesità il mondo scientifico
fa ormai riferimento a tabelle preparate a proposito ed il metodo seguito è
quello dell’indice di Massa Corporea (B.M.I. = Body Massa Index) ottenuto
calcolando il rapporto tra il peso dell’individuo ed il quadrato della sua
altezza.
Nella maggioranza dei casi, l’obesità non ha una causa ben definita, anche se
c’è sempre alla sua base uno squilibrio tra consumo energetico ed apporto
calorico. Rimane comunque il fatto che l’obesità è una condizione determinata
da molteplici concause, più o meno modificabili, tra cui fattori biologici,
ambientali e comportamentali.
La predisposizione genetica è sicuramente un elemento oggettivo; è stato
calcolato che, indipendentemente dalle abitudini alimentari famigliari,
quando i genitori sono obesi l’80% dei figli tende a diventare obeso; se è
obeso solo un genitore, il 40% dei figli tende a diventare obeso; se invece i
genitori non hanno alcun problema di soprappeso, soltanto il 7% dei figli
diventa obeso.
La predisposizione genetica non è sufficiente perché si verifichi la malattia. Le
concause che si vanno a sommare sono: la quantità di cibo introdotto
nell’organismo, lo stile alimentare e lo stile di vite acquisito.
Del resto il termine “dieta” deriva dal greco DIAITA che significa
“stile, modo di vivere” e che nell’antica Grecia stava ad indicare il
complesso delle norme di vita atte a mantenere lo stato di salute. Ho voluto
fare questa premessa di natura scientifica prima di entrare concretamente nel
merito della questione.
E’ opportuno che un giovane in sovrappeso, o addirittura obeso, prima di
iniziare a giocare al calcio, riduca la sua massa corporea e, quindi, il suo
peso. E’ scorretto, nei confronti del ragazzo e della famiglia, consigliare
il gioco del calcio come strumento di riduzione del peso. Le complicazioni
indotte dall’attività calcistica per un giovane obeso sono sicuramente molte
mentre, credo di poterlo affermare, di vantaggi non ce ne sono.
Cerchiamo di capire perché non è opportuno che un giovane obeso faccia, come
attività fisica, il gioco del calcio. In primis perché il gioco del calcio
non è una disciplina aerobica che consente, nel tempo prolungato, di
“bruciare” il superfluo. Il calcio, infatti, è uno sport situazionale dove la
componete aerobica è solo una di quelle attivate durante il gioco. La
coordinazione generale e specifica del gioco del calcio è soprattutto una
coordinazione fine degli arti inferiori che fanno della velocità e della
rapidità le caratteristiche essenziali sotto il profilo condizionale e che,
sommate ai prerequisiti di base specifici del gioco del calcio, rendono il
giovane calciatore più o meno abile.
Allora, come si può migliorare la tecnica individuale di un soggetto in
soprappeso, o addirittura obeso, quando questi ha problemi addirittura nella
corsa? Quali e quante patologie possono nascere a livello articolare, osseo e
muscolare proponendo un’attività fisica ad alta intensità a chi deve spostare
dei pesi eccessivi distribuiti sulla sua struttura fisica? Oltre a questi
aspetti di natura fisica, occorre poi comprendere che un giovane deve
praticare l’attività sportiva in funzione delle sue caratteristiche fisiche.
Troppe volte questi ragazzi in soprappeso vedono sfrecciare i loro compagni a
velocità per loro irraggiungibili e con coordinazioni motorie molto più
evolute. Accade allora che questi ragazzini, che a volte, in maniera
spietata, vengono derisi dai compagni di gioco, o fingono di farsi male o si
mettono in porta, sperando di occupare con la loro massa il maggior spazio
possibile per evitare i gol e conquistarsi in questo modo la stima dei
compagni e dell’intero gruppo.
Credo che i ragazzi che subiscono questo tipo di “attenzioni” possano, a
livello psicologico, risentire di questo essere diversi nel momento del gioco
che, a livello di fascia d’età evolutiva, ha una straordinaria importanza. Il
calcio è un gioco crudele perché, a qualunque livello, è selettivo;
sicuramente, però, gli operatori del settore possono impedire alcune forme di
linciaggio psicologico ai giovani che stanno crescendo, consigliando agli
interessati di consultare, prima di intraprendere un’attività così
impegnativa, un medico dietologo che possa affrontare con la dovuta
scientificità il problema. Quindi è meglio che i tecnici facciano i tecnici e
non creino false illusioni, difficilmente realizzabili, in un mondo delicato
qual è quello dei settori giovanili. Cerchiamo, quindi, di non proporre diete
se non conosciamo la composizione degli alimenti né il fabbisogno energetico
di un giovane e, tantomeno, quanto sia necessario e quanto sia, invece,
superfluo per un organismo in fase evolutiva.
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Quale sport per i bambini con tendenza all’obesità?
Le attività più utili contro l’obesità sono le
aerobiche. Quelle cioè in cui i muscoli consumano ossigeno continuamente per
avere le energie necessarie allo sforzo. Tra le attività più consigliabili
per gli obesi di 1° grado, c’è il pattinaggio. Con questo sport
aerobico tutto il corpo, dalle gambe al busto alle braccia, brucia calorie.
Sempre seguendo questo percorso, ancora una volta è la cyclette
uno degli strumenti più facili e comodi da utilizzare. Pedalare, anche al
chiuso, ma senza effettuare saune di sudore e senza alterare il ritmo
cardiaco, si dimostra utile in tutti i casi di obesità. Altre attività,
come la palestra, fanno consumare poche calorie a dispetto di una grande
fatica.
La corsa potrebbe essere l’ideale, anche per
vincere lo stress e quindi eliminare una delle cause scatenanti la
sovralimentazione, ma quando si è in sovrappeso è difficile correre
caricando sulle nostre povere articolazioni tutto il peso corporeo.
Se da una parte combattiamo l’obesità, dall’altra i
continui microtraumi a cui si assoggettano ginocchia e caviglie possono
procurare spiacevoli infortuni. L’immobilità a cui si sarebbe costretti non
farebbe altro che dar fiato all’obesità.
Il nuoto è indicatissimo, ma solo per chi ha già
pratica con questo sport, altrimenti non è tra i più consigliati. Perché se
la bracciata è fluida e spontanea si pratica un’attività aerobica,
naturalmente in armonia con tutte le parti del corpo e con la respirazione. Se
invece dopo qualche metro si annaspa, ci si ferma o si forza sull’acqua
utilizzando solo alcuni muscoli delle braccia e delle gambe, l’effetto può
diventare controproducente.
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