Obesità nei più giovani: un problema nel problema
di Enrico Fabbro

Quando non sono impegnato nei miei compiti professionali, mi piace girare, in maniera anonima, nei campi di calcio della mia città, quelli di terra e pieni di buche, dove nessuno si lamenta e tutti si divertono senza protestare.
E’ molto bello vedere allenatori che per un paio di ore si tolgono gli abiti dell’impiegato, dell’operaio e del professionista ed indossano quelli dell’allenatore di Settore Giovanile.
Queste stupende persone, che con la loro passione verso questo meraviglioso sport che è il calcio, nella vita svolgono un solo lavoro ma, sul campo di calcio, sono “tutto”. Li vedi, cioè, allenare, improvvisarsi preparatori atletici o preparatori dei portieri, fare gli educatori, i fisioterapisti, i medici, i dietologi, gli psicologi. Ed i ragazzini pendono dalle loro labbra perché se il mister ha detto una cosa quella cosa è “verbo”.
Da un po’ di tempo, però, la mia curiosità scientifica si è soffermata su di un certo tipo di giovane calciatore che, purtroppo, è sempre più frequente sui campi di calcio: il giocatore obeso.



L’obesità è diventata una malattia cronica di rilevanza sociale; qualcuno all’università comincia a parlare di epidemia. Infatti recenti statistiche hanno stabilito che ben il 40% degli italiani ha problemi di peso. Di conseguenza, il problema riguarda anche i bambini e gli adolescenti: 3 bambini su 10 (cioè il 30%) sono in soprappeso e 1 su 10 (cioè il 10%) è obeso.
Si va, quindi, dal semplice soprappeso all’obesità di 1° e 2° grado, fino alla grande obesità. Per stabilire il grado di obesità il mondo scientifico fa ormai riferimento a tabelle preparate a proposito ed il metodo seguito è quello dell’indice di Massa Corporea (B.M.I. = Body Massa Index) ottenuto calcolando il rapporto tra il peso dell’individuo ed il quadrato della sua altezza.
Nella maggioranza dei casi, l’obesità non ha una causa ben definita, anche se c’è sempre alla sua base uno squilibrio tra consumo energetico ed apporto calorico. Rimane comunque il fatto che l’obesità è una condizione determinata da molteplici concause, più o meno modificabili, tra cui fattori biologici, ambientali e comportamentali.
La predisposizione genetica è sicuramente un elemento oggettivo; è stato calcolato che, indipendentemente dalle abitudini alimentari famigliari, quando i genitori sono obesi l’80% dei figli tende a diventare obeso; se è obeso solo un genitore, il 40% dei figli tende a diventare obeso; se invece i genitori non hanno alcun problema di soprappeso, soltanto il 7% dei figli diventa obeso.
La predisposizione genetica non è sufficiente perché si verifichi la malattia. Le concause che si vanno a sommare sono: la quantità di cibo introdotto nell’organismo, lo stile alimentare e lo stile di vite acquisito.
Del resto il termine “dieta” deriva dal greco DIAITA che significa “stile, modo di vivere” e che nell’antica Grecia stava ad indicare il complesso delle norme di vita atte a mantenere lo stato di salute. Ho voluto fare questa premessa di natura scientifica prima di entrare concretamente nel merito della questione.
E’ opportuno che un giovane in sovrappeso, o addirittura obeso, prima di iniziare a giocare al calcio, riduca la sua massa corporea e, quindi, il suo peso. E’ scorretto, nei confronti del ragazzo e della famiglia, consigliare il gioco del calcio come strumento di riduzione del peso. Le complicazioni indotte dall’attività calcistica per un giovane obeso sono sicuramente molte mentre, credo di poterlo affermare, di vantaggi non ce ne sono.
Cerchiamo di capire perché non è opportuno che un giovane obeso faccia, come attività fisica, il gioco del calcio. In primis perché il gioco del calcio non è una disciplina aerobica che consente, nel tempo prolungato, di “bruciare” il superfluo. Il calcio, infatti, è uno sport situazionale dove la componete aerobica è solo una di quelle attivate durante il gioco. La coordinazione generale e specifica del gioco del calcio è soprattutto una coordinazione fine degli arti inferiori che fanno della velocità e della rapidità le caratteristiche essenziali sotto il profilo condizionale e che, sommate ai prerequisiti di base specifici del gioco del calcio, rendono il giovane calciatore più o meno abile.
Allora, come si può migliorare la tecnica individuale di un soggetto in soprappeso, o addirittura obeso, quando questi ha problemi addirittura nella corsa? Quali e quante patologie possono nascere a livello articolare, osseo e muscolare proponendo un’attività fisica ad alta intensità a chi deve spostare dei pesi eccessivi distribuiti sulla sua struttura fisica? Oltre a questi aspetti di natura fisica, occorre poi comprendere che un giovane deve praticare l’attività sportiva in funzione delle sue caratteristiche fisiche. Troppe volte questi ragazzi in soprappeso vedono sfrecciare i loro compagni a velocità per loro irraggiungibili e con coordinazioni motorie molto più evolute. Accade allora che questi ragazzini, che a volte, in maniera spietata, vengono derisi dai compagni di gioco, o fingono di farsi male o si mettono in porta, sperando di occupare con la loro massa il maggior spazio possibile per evitare i gol e conquistarsi in questo modo la stima dei compagni e dell’intero gruppo.
Credo che i ragazzi che subiscono questo tipo di “attenzioni” possano, a livello psicologico, risentire di questo essere diversi nel momento del gioco che, a livello di fascia d’età evolutiva, ha una straordinaria importanza. Il calcio è un gioco crudele perché, a qualunque livello, è selettivo; sicuramente, però, gli operatori del settore possono impedire alcune forme di linciaggio psicologico ai giovani che stanno crescendo, consigliando agli interessati di consultare, prima di intraprendere un’attività così impegnativa, un medico dietologo che possa affrontare con la dovuta scientificità il problema. Quindi è meglio che i tecnici facciano i tecnici e non creino false illusioni, difficilmente realizzabili, in un mondo delicato qual è quello dei settori giovanili. Cerchiamo, quindi, di non proporre diete se non conosciamo la composizione degli alimenti né il fabbisogno energetico di un giovane e, tantomeno, quanto sia necessario e quanto sia, invece, superfluo per un organismo in fase evolutiva.


Quale sport per i bambini con tendenza all’obesità?


Le attività più utili contro l’obesità sono le aerobiche. Quelle cioè in cui i muscoli consumano ossigeno continuamente per avere le energie necessarie allo sforzo. Tra le attività più consigliabili per gli obesi di 1° grado, c’è il pattinaggio. Con questo sport aerobico tutto il corpo, dalle gambe al busto alle braccia, brucia calorie.
Sempre seguendo questo percorso, ancora una volta è la cyclette uno degli strumenti più facili e comodi da utilizzare. Pedalare, anche al chiuso, ma senza effettuare saune di sudore e senza alterare il ritmo cardiaco, si dimostra utile in tutti i casi di obesità. Altre attività, come la palestra, fanno consumare poche calorie a dispetto di una grande fatica.
La corsa potrebbe essere l’ideale, anche per vincere lo stress e quindi eliminare una delle cause scatenanti la sovralimentazione, ma quando si è in sovrappeso è difficile correre caricando sulle nostre povere articolazioni tutto il peso corporeo.
Se da una parte combattiamo l’obesità, dall’altra i continui microtraumi a cui si assoggettano ginocchia e caviglie possono procurare spiacevoli infortuni. L’immobilità a cui si sarebbe costretti non farebbe altro che dar fiato all’obesità.
Il nuoto è indicatissimo, ma solo per chi ha già pratica con questo sport, altrimenti non è tra i più consigliati. Perché se la bracciata è fluida e spontanea si pratica un’attività aerobica, naturalmente in armonia con tutte le parti del corpo e con la respirazione. Se invece dopo qualche metro si annaspa, ci si ferma o si forza sull’acqua utilizzando solo alcuni muscoli delle braccia e delle gambe, l’effetto può diventare controproducente.