|
|
OKKIOALLESPALLE
TANGO
|
|
JUAN D’ARIENZO
Nato a
Bahía Blanca nel 1900 si trasferì a 20 anni a Buenos Aires dove iniziò a
suonare pianoforte nei locali e cafè della capitale.
L’appellativo di "El rey del compas" fu una creazione del Principe
Cubano Angel Sanches Careno, animatore del cabaret Chantecler, dove l’orchestra
di D’Arienzo si esibì per più di 15 anni. D’Arienzo obbligò i grandi direttori
degli anni ’40 ad accelerare il ritmo delle sue orchestre. Così diceva:
"Il mio modo di vedere il tango è, prima di tutto, ritmo, grinta, forza e
carattere. Il tango antico, quello della vecchia guardia, aveva tutto questo e
dobbiamo fare in modo che non si perda nulla. Per averlo dimenticato, il tango
argentino, entrò in crisi per alcuni anni. Modestia a parte, io feci tutto il
possibile per farlo risorgere. Per me, una buona parte della responsabilità
della decadenza del tango furono i cantanti. Ci fu un momento in cui
l’orchestra tipica non era altro che un semplice pretesto per mettere in luce
un cantante. I musicisti, compreso il direttore, non erano altro che
accompagnatori di un divo più o meno popolare. Per me, non deve essere così. Il
tango è musica, come ho già detto e gradirei che fosse principalmente musica.
Di conseguenza non si può mettere l’orchestra in secondo piano per collocare al
primo il cantante. Al contrario, il tango è per le orchestre e non per i
cantanti. La voce umana, non è, non deve essere altra cosa che uno strumento
dentro l’orchestra. Io reagii contro questo errore che generò la crisi del
tango e posi l’orchestra in primo piano e il cantante al suo posto. Si trattò
di restituire al tango il suo aspetto mascolino, che era stato perduto. Gli
impressi la mia interpretazione del ritmo, la grinta, la forza e il carattere
che dettero di nuovo vita al mondo musicale del tango. Per fortuna questa crisi
fu transitoria e oggi ha resuscitato il tango, il nostro tango, con la vitalità
dei suoi migliori tempi. Il mio maggiore orgoglio è aver contribuito a questa
rinascita della nostra musica popolare. La base della mia orchestra fu sempre
il piano, che credo insostituibile. Segue il violino, altro elemento vitale,
che deve suonare come una viola o un violoncello. La mia orchestra è formata
dal piano, contrabbasso, cinque violini, cinque bandoneones e tre cantanti. Mai
meno di così, in alcuni casi, sono arrivato a utilizzare anche dieci violini.
Il tango io lo sento così".