Tito Schipa
(1889-1965) – cantante
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al oìdo - 1934 - musica di Lomuto canta Tito Schipa (dal sito
todotango.com)
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- Rodriguez - Un tenore italiano incontra un complessino di tango porteño
(dal sito titoschipa.it)
Raffaele
Attilio Amedeo Schipa nasce a Lecce, quarto figlio di una famiglia modesta
(il padre Luigi è guardia daziaria) nel quartiere popolare delle Scalze negli
ultimi giorni del 1888, ma viene iscritto all'anagrafe il 2 Gennaio 89 per
questioni di leva militare.
Il suo sovrannaturale talento vocale viene notato immediatamente dal maestro
elementare Giovanni Albani poi da tutta Lecce, per cui fu sempre
"propheta in patria".
Con l'arrivo da Napoli del vescovo napoletano Gennaro Trama (1902) vero
talent scout dell'epoca, l'avvio all'arte del giovane talento, soprannominato
ormai "Titu" (piccoletto), è garantito con la sua entrata in seminario,
dove studierà anche da compositore.
Dopo un'adolescenza piuttosto agitata nella sua città natale, dove dà prova,
oltre che del suo talento artistico, anche della sua predisposizione
all'avventura e alla seduzione, su consiglio del suo miglior maestro di
canto, Alceste Gerunda, Tito "emigra" a Milano per completare gli
studi con Emilio Piccoli e cercare l'occasione di debutto (naturalmente a
pagamento) che avviene a Vercelli con una Traviata(4 Febbraio 1909).
l successo non è immediato (le caratteristiche vocali del ragazzo sono del
tutto inconsuete per il pubblico medio dell'epoca) ma la progressione è
sicura e costante, fino a che, dopo una lunga routine di formazione nella
compagnia operistica di Giuseppe Borboni, culminata a Roma per l'Esposizione
Universale del 1911, il primo trionfo lo aspetta a Napoli nella stagione del
1914 diretta da Leopoldo Mugnone, dove con una Tosca leggendaria il nome
d'arte "Tito Schipa" si impone definitivamente alle cronache
artistiche e mondane.
Il successo lo porta subito in Spagna, e lo spagnolo è la lingua più
esemplare della sua naturale predisposizione poliglotta (ne parlerà
correntemente quattro e ne canterà undici compreso l'aborigeno australiano
più, come ripeteva, il napoletano) il che lo aiuta a conquistare con facilità
il cuore degli spagnoli, orfani del loro idolo, il tenore catanese Giuseppe
Anselmi.
Con una Manon del 14 Gennaio 1918 al Real di Madrid anche il primo trionfo
all'estero è assicurato.
Segue un periodo di viaggi tra la Spagna e il Sud America, dove si gettano le
fondamenta di un lungo intenso rapporto con il pubblico, specialmente
argentino. Ma la guerra, col pericolo dei sottomarini, vede il giovane Schipa
intentare e vincere una causa con la sua agenzia artistica per farsi
riconoscere il diritto a non navigare fino alla cessazione delle ostilità.
Il 1919 è l'anno dell'approdo negli Stati Uniti, invitato dalla soprano
Scozzese Mary Garden e dall'impresario Cleofonte Campanini, che insieme
gestiscono la Civic Opera di Chicago. Qui sposa la soubrette francese
Antoinette Michel d'Ogoy, conosciuta a Montecarlo in occasione della prima
assoluta di La Rondine di Giacomo Puccini, da cui avrà due figlie, Elena e
Liana.
Questa volta è Rigoletto l'opera del debutto trionfale a Chicago (4
Dicembre). Inizia per Tito Schipa l'avventura statunitense, cominciata come
probabile successore di Caruso ma in realtà definitasi come quella
dell'Anti-Caruso per eccellenza, che lo vede tenore stabile di Chicago per 15
anni, indi primo tenore al Metropolitan di New York, ormai tra i più famosi e
i più pagati cantanti dell'epoca, specialmente nella categoria del
"tenore leggero" o "di grazia" dove si assicura il titolo
di massimo interprete d'ogni tempo.
La permanenza e la quasi naturalizzazione americana comportano, per il
carattere dinamico e curioso del soggetto, una serie di coinvolgimenti
artistici, mondani e sociali di grande importanza e spesso di grande rischio
: Progetta di scrivere un'opera-jazz (quindici anni prima di Gershwin), si
avvicina al repertorio leggero spagnolo e napoletano con risultati insuperati
nell'ambito tenorile (grazie anche alla amicizia e collaborazione con gli
autori José Padilla e Richard Barthelemy), si apre all'esperienza del nuovo
cinema sonoro diventando anche un più che discreto attore di musicals
(Vivere! del 1937 capeggerà il box-office italiano sia con la pellicola
stessa che con le due canzoni di Bixio incluse, Vivere e Torna piccina mia),
si compromette con i gangster di Al Capone venendone classicamente prima
ricattato poi blandito, colleziona onorificenze e riconoscimenti prestigiosi,
tra cui la Legion d'Onore francese, passa da un'avventura sentimentale
all'altra con risultati disastrosi per il suo matrimonio, e soprattutto
guadagna cifre vertiginose che sperpera con abilità diabolica, rimbalzando
continuamente dalla classifica degli uomini più ricchi del mondo a quella di
bersaglio ideale per le stangate di ogni tipo.
La seconda guerra mondiale e il suo nuovo legame sentimentale con l'attrice
Caterina Boratto, che lo riavvicina all'Italia, lo portano a coinvolgimenti
eccessivi con il regime fascista, soprattutto per l'antica amicizia personale
con Achille Starace, suo conterraneo. L'America del pre-maccartismo lo
dichiara indesiderato, e lo stesso fa l'Italia del Teatro alla Scala appena
restaurato e riaperto.
L'opera di autocritica e di rigenerazione è lunga e faticosa, ma a metà degli
anni '40 il cinquantenne Tito Schipa è pronto a ripartire per un'altra lunga
fetta di carriera che lo porta davanti ai pubblici di tutto il pianeta con la
sola esclusione di Cina e Giappone.
Nel 1944 conosce l'attrice Teresa Borgna, in arte Diana Prandi, che sposerà
nel 1947 e da cui avrà Tito Jr.
Nel 1956 un invito a dirigere una scuola di canto a Budapest lo porta per la
prima volta oltre cortina, esperienza che culminerà con la presidenza della
giuria del festival della gioventù a Mosca nel 1957. Le sue nuove simpatie
per il pubblico sovietico gli fruttano i sospetti dei servizi segreti
italiani, che gli dedicano un fascicolo del SIFAR e boicottano il suo
progetto di aprire un'Accadenia di canto in Italia sotto gli auspici del
Quirinale.
Accusato stavolta di filocomunismo, vittima di gravi traversie economiche e
coinvolto in manovre poco chiare di alcuni suoi manager e collaboratori, è
costretto a tornare negli Stati Uniti, dove viene accolto, ancora una volta,
con entusiasmo.
La scuola di canto nasce a New York, ed è mentre insegna canto che il diabete
contratto negli anni '40 lo porta a morte il 16 Dicembre 1965,
settantasettenne, dopo una carriera di 57 anni, del tutto straordinaria in un
cantante lirico per lunghezza, varietà e glamour.
Specializzatosi in un repertorio limitatissimo (segreto della sua
strabiliante longevità vocale) Tito Schipa ha raggiunto i vertici della sua
Arte nei tre ruoli di protagonista di Werther di Massenet, di L'Elisir
d'Amore di Donizetti e di L'Arlesiana di Cilea, in cui resta a tutt'oggi
insuperato e forse insuperabile, oltre che nel repertorio classico della
canzone spagnola e napoletana.
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