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Racchette |
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Wilson
T2000 Questa
racchetta, che fu resa celeberrima da Jimmi Connors e dalle sue vittorie non venne
utilizzata da molti altri giocatori dell'epoca. Era fatta di metallo in lega
leggera, con un "ovale" quasi rotondo e ridottissimo. Le
corde non entravano nel telaio come nelle normali racchette, ma erano
sospese a delle asole nella parte interna del telaio stesso. |
Questo particolare sistema che
faceva impazzire anche i più esperti incordatori,
conferiva al piatto corde una elasticità e un
"effetto fionda" fuori dal comune. Flessuosissima e molto leggera,
permetteva colpi piatti di grande potenza, ma non era certamente una
racchetta per tutti, con un ovale così ridotto occorreva avere un
"timing" eccezionale per riuscire a colpire bene |
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Dunlop Maxply
Fort |
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Non
era certo una racchetta facile, aveva un baricentro spostato verso la testa
con un'ottima propensione alla spinta. Giocando con quest'attrezzo non molto
maneggevole e leggero, non ci si poteva certo allontanare molto dai
canoni del tennis classico ed era di rigore l'incordatura di budello
naturale. Il suo prezzo del 1980 era di circa 40.000 lire |
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Bancroft Professional Gran bell'attrezzo, una
racchetta di rara bellezza e di grande versatilità. Paolo Bertolucci
ne fece per anni la sua arma, anche Bjorn Borg negli stati uniti utilizzava una modello assai
simile a questo che ovviamente portava il suo nome. Bancroft
era un'azienda di primo piano per la produzione di attrezzi da tennis, con
l'avvento dei materiali sintetici non seppe reggere il passo delle grandi
case americane. |
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Head Vilas Era una racchetta di legno a
cuore aperto. Non dico che fosse l'unica ma i modelli con questa
caratteristica si contavano certamente sulle dita di una mano. Un po' per
questa ragione, un po' per l' aspetto accativante e
anche per il prezzo elevato, era considerata una "chicca". Ma
subito dopo averla impugnata e dopo aver scambiato un po' ogni
entusiasmo era destinato a svanire. Ci si rendeva conto di avere in mano
niente altro che una mazza anche se dallo stile assai raffinato. |
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Se non si aveva un braccio come Guiliermo Vilas, si poteva già
cominciare a meditare sull'acquisto di una nuova racchetta. Undici strati di
legno sull'ovale e nove strati sul fusto le conferivano un bilanciamento in
testa e una rigidità non molto elevata. .Il suo prezzo nel 1980 si aggirava
sulle 120 mila lire che ne faceva uno degli attrezzi più costosi. |
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Maxima
Torneo La Maxima era una casa produttrice di racchette molto nota
in Italia. Non ha quasi mai prodotto telai prettamente agonistici e mai ha
sponsorizzato grandi nomi del tennis mondiale ad eccezione di un Barazzutti sul finire di carriera. Nonostante ciò queste
racchette erano diffusissime soprattutto tra i non agonosti
con attrezzi che sconfinando a volte nella fascia dei giocattoli avevano un
prezzo assai accessibile. |
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Rossignol F200 Carbon Questa racchetta utilizzata da Mats
Wilander risultò poi diffusissima in tutti gli anni
80 sia tra i professionisti che tra gli amatori. La utilizzavano soprattutto
moltissimi arrotini, ma anche altri tipi di giocatori. Non molto rigida e
neanche tanto potente, era invece un attrezzo abbastanza facile e assai
versatile. Aveva la caratteristica del "ponte inverso integrato" che
rendendo tutte le corde della stessa lunghezza aveva lo scopo di aumentare la
tolleranza sui colpi decentrati. I materiali con cui era costruita erano
grafite e fibra di vetro. Il prezzo di vendita a metà degli anni '80 era di
circa 175 mila lire |
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Jack Kramer Pro Staff Molto bella stilisticamente, era
caratterizzata dal fusto bianco con le due losanghe marroni che la resero
inconfondibile. Le sue caratteristiche erano analoghe a quelle della Dunlop Maxply Fort. Fu utilizzata da John McEnroe nella prima parte della sua carriera. Era un
telaio assai poco economico, il suo prezzo era di circa 120 mila lire nei
primi anni 80. |
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Donnay Borg Pro Questo telaio che fu reso mitico dallo svedese, aveva la
caratteristica di avere un grip in cuoio molto
allungato per agevolare l'impugnatura bimane, era in effetti una
racchetta costruita su misura per Bjorn Borg. Fu anche una delle prime racchette ad essere
costituita oltre che di legno, anche da alcuni strati di grafite che le
conferivano maggiore rigidità rispetto a tutte le altre racchette
tradizionali dell'epoca. Doveva essere certamente una racchetta molto
robusta, per riuscire sopportare tensioni di |
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Wip Panatta
Autograph Racchetta di un'elasticità inusuale e dal bilanciamento
neutro non era certamente un attrezzo potente, ma forniva un'ottima
sensibilità e permetteva di sentire ottimamente la palla nelle giocate di
tocco. Non ebbe mai molti consensi, solo in Italia conobbe una certa
notorietà perché utilizzata da Adriano Panatta.
Costava nel 1980 intorno alle 40.000 lire e aveva quindi il pregio di essere
uno dei telai agonistici tra i meno costosi. |
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Dunlop Max |
Non
molto rigido, era invece abbastanza pesante e bilanciato in testa e quindi
molto potente, fu insomma la degna erede della Maxply
Fort. Furono diversi i giocatori
sponsorizzati da altre marche ad utilizzare una max
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Adidas gtx pro Era una vera e propria mazza dal telaio massiccio e
rigidissimo costituito in grafite e una buona percentuale di kevlar. Forse non ebbe una grande diffusione proprio
perché era una racchetta molto impegnativa in un periodo in cui esistevano
sul mercato tantissimi attrezzi assai più giocabili. Dall'ovale assai ridotto
e pesante anche troppo, fu una delle racchette dotate di maggior potenza che
si possano ricordare. Ivan Lendl le restò fedele
anche nel periodo in cui tutti cominciarono ad utilizzare ovali
sovradimensionati. Molto spesso era una Adidas gtx commuffata anche la Mizuno che il ceko utilizzò
negli ultimi anni della sua carriera. Costava circa centottanta mila lire a
metà degli anni 80. |
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Prince Graphite Questo celebre telaio diffusissimo oramai da tanti anni,
venne fabbricato dalla Prince a partire dal 1980.
Gli appassionati di tennis italiani la conobbero in occasione della
semifinale di Davis 1980 Italia-Australia,
quando Paul McNamee la
utilizzò contro Adriano Panatta. Tra l'ilarità
generale venne definita in mille modi dispregiativi : un padellone per friggere il pesce, un bilancino per
pescare, e ancora una racchetta per i brocchi che non riescono colpire la
palla al centro dell'ovale. |
Sarebbe
invece divenuta una delle racchette più longeve e diffuse di sempre. Dotata
di un telaio assai rigido interamente in grafite, e' sicuramente anche oggi
uno degli attrezzi più versatili in circolazione. Dopo alcuni tentennamenti
iniziali tutti tipi di giocatori cominciarono ad utilizzarla, arrotini,
picchiatori, attaccanti, giocatori di tocco e tutti si dovettero ricredere
sui pregi di quel "padellone". La sua
diffusione tra gli amatori venne inizialmente frenata dal costo quasi
proibitivo per allora, nel 1980 costava circa mezzo milione di lire. Fu
ribattezzata in seguito "Graphite 1" per
distinguerla da un nuovo modello semiprofile ad
essa assai simile. |
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Wilson
Pro Staff Original E' conosciuta come l'arma di Pete Sampras, ma tantissimi
prima di lui l'hanno utilizzata. Questa racchetta oggi conosciutissima
fece la sua apparizione nel circuito nel 1984 portata inizialmente alla
notorietà da Chris Evert.
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Composta
da grafite e kevlar e quindi assai rigida, e' anche
dotata di grande controllo, ma non è certo una racchetta molto giocabile se
confrontata con quasi tutti i telai odierni. E' inoltre una delle poche
racchette formato mid-size ancora presenti sul
mercato. |
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Snawert Ergonom Una vera e propria stranezza dei primi anni ottanta che
merita di |
Sempre
secondo la Snawert il giocatore non era più
costretto a piegare tantissimo le gambe e a "spaccarsi" il polso
per tenere alta la testa della racchetta al fine di colpire correttamente. Ma
non ebbe un grande seguito, nel giro di un paio d'anni finì nel
dimenticatoio. Il suo prezzo si aggirava intorno alle 250.000 lire. |
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La
doppia incordatura (incordatura spaghetti) A metà degli anni settanta venne
ideato un nuovo sistema di incordatura. Si trattava in pratica di due
incordature sullo stesso telaio unite insieme da una moltitudine di nodi sul
piatto corde. Tutto ciò permetteva di conferire ai propri colpi rotazioni
talmente accentuate da renderli pressoché ingiocabili.
Così finché venne utilizzata da giocatori di secondo ordine nessuno se
ne preoccupò, ma quando finì in mano a Ilje Nastase scoppiò il finimondo. |
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Nel
torneo di Aix en Provence
nel 1977 ,Guiliermo Vilas
decise di ritirarsi contro il rumeno perché esasperato da quelle palle che
rimbalzavano come su di un campo di patate. Con quella partita ebbe fine una
serie di 47 vittorie consecutive di Vilas che
costituisce un record ancora oggi. L'incordatura spaghetti di lì a poco venne
proibita, e con essa qualsiasi tipo di sporgenza o rilievo posti sul piatto
corde ad eccezione dei morsetti per prevenire l'usura delle stesse. |
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