30 Maggio: Panatta re del Foro

 

Panatta batte Vilas e conquista il foro italico. Una delicata e sensibile rievocazione dell'indimenticabile finale che consegnò Adriano agli annali della storia del tennis.Nell'archivio semibuio e ingombro la polvere ha ricoperto tutto di grigio, impregnato l'aria di un profumo dolciastro come di vaniglia. La collezione della Gazzetta sta però fieramente allineata nello scaffale metallico, sentinella sul tempo che passa.

Fra un volume e l'altro, le ragnatele sembrano panni stesi, un volume un anno : verrebbe voglia di aprirli tutti per andare a rivivere le imprese, migliaia, dello sport italiano, le storie piccole e grandi di uomini e donne, atleti che  giorno dopo giorno hanno fatto divertire, arrabbiare, commuovere, delirare, soffrire. È difficile decifrare i numeri già in oro sul bordo della rilegatura verde scuro. Ma ecco gli anni 70, ecco il 76 ,anno di Adriano Panatta ,delle sue vittorie consecutive agli internazionali d'Italia e quindi di Francia. Il volume si,apre a metà, sulla prima pagina del 10 agosto.

Bisogna tornare indietro, allora, per ritrovare la prima di quelle due imprese, bisogna risalire a domenica 30 maggio immortalata sul giornale del 31. Le pagine inseguono le pagine, lasciando in aria piccoli buffi di polvere, polvere di gloria, il rosa della carta e spento, è ormai rosa antico come quello dei vestiti delle bambole in ceramica. Il lessico non gronda ancora di quegli "issimo", "storico", "trionfo", "mitico". Quella domenica Felice di Gimondi e' maglia rosa al giro.il principe Ranieri si congratula con Lauda che su Ferrari ha vinto a Montecarlo. A centro pagina campeggia il titolo: Stroncato Vilas ,Panatta è campione. Semplicemente, un poco più generoso l'occhiello: stupenda gara dell'azzurro che vince gli internazionali di tennis quindici anni dopo Pietrangeli.

In una foto Panatta brandisce il trofeo .attorniato da alcuni "descamisados" (inventori del tennis urlato) che si sono buttati giu dalla gradinata per abbracciarlo e portarlo in groppa come un imperatore sull'elefante. Adriano, un po' più della metà di quello d'oggi, ha un sorriso appena accennato forse sofferto, per battere Vilas ha lottato tre ore 24 minuti (26 76 62 76), e due ore di fatica egli è costata in semifinale la vittoria su Newcombe.

Ed estenuante era stato il giorno prima anche l'incontro con un Solomon (62 57 46 30 rit) suicidatosi con le monetine che gli scamiciati in vena di generosità facevano piovere di tanto in tanto nei suoi paraggi. Vilas era invece arrivato in finale passeggiando, il massimo del divertimento per un maratoneta come lui, battendo uno dopo l'altro Gerulaitis,Barazzutti e Dibbs. Nella foto Panatta non ce la fa neanche a sorridere. Sullo sfondo spettatori da Colosseo, inconsapevoli di avere appena trasformato in popolare, anzi plebeo ,uno sport che fino a ieri ha avuto la erre moscia dell'alta borghesia, sembrano attoniti come lui di fronte al capolavoro compiuto.Oppure semplicemente accecati dal sole: alcuni in canottiera, altri addirittura torso nudo (che avrà pensato la duchessa di Kent?).

Faceva caldo quel 30 maggio 76 sul centrale del foro italico. In 8200 erano riusciti a trovare posto sui gradoni. Duemila erano rimasti a ringhiare fuori dai cancelli. In sette giorni furono incassati 135 milioni, un primato che allora si merita l'esclamativo. Il tennis italiano anche grazie a  Panatta era decollato. Faceva caldo quel 30 maggio 76 sul centrale del foro italico e Adriano Panatta aveva cominciato la finale come soffrendo ,cadendo preda di una momentanea insolazione, una pennichella postprandiale. Break al primo e al sesto gioco ed il set iniziale se ne era volato via in 36 minuti con un 6-2 per l'argentino. Nella seconda frazione il romano cominciava a svegliarsi. Sarebbe potuto andare 3-0 ,avrebbe potuto aggiudicarsela per 6-4, ma un lob,il colpo o il verso più bello del tennista-poeta lo aveva preso in giro e condannato al tiebreak.Vilas come recitando quartine sempre uguali, monotone, insisteva su colpi lunghi che tenevano Panatta ancorato alla linea di fondo. Ma sul 3 a 5 il romano completava il suo risveglio infilando un rosario di colpi vincenti.

Quattro, e l'ultimo era da Dio: magnifico passante dell'argentino,volee' in tuffo del romano, lob di Vilas ,"veronica" di Panatta miracolosamente rialzatosi, ancora un passante di Vilas e volee' di diritto incrociata di Panatta. Il sudamericano cominciava il terzo set senza capacitarsi dì come potesse avere perduto quel punto. E difatti cedeva subito il servizio.Ora c'era Adriano. Servizio potente e incisivo, perfetto all'attacco choppato di rovescio, gioco di volo spettacolare e conclusivo e maggiore sicurezza dal fondo. Perciò saliva cinque a uno e chiudeva 6-2. Pubblico scatenato, incandescente, come il sole che non si arrendeva al tramonto.

Nella quarta e ultima frazione i due andavano dopo un reciproco break al 5 pari. L'undicesimo era il gioco più lungo dell'incontro, Vilas salvava una palla break seguendo per la prima volta a rete il servizio. Sul 5 a 6 Panatta andava a servire e si trovava 0-40. Ma non si lasciava prendere dalla disperazione anche se sul volto aveva i segni della sofferenza, quell'espressione dolorosa che avrebbe suggerito a Gianni Clerici la felice immagine di "Cristo del Parioli".

Uno smash, due volee' di diritto e Vilas era costretto ad andare al tiebreak. Qui l'argentino forse distrutto dalle sue stesse maratone, crollava mentre Adriano Panatta era perfetto. Ne usciva un 7-1 tanto facile da sembrare irreale. Al vincitore per primo. Del resto c'era poco tempo per gioire. Dopo poche ore il romano sarebbe volato a Parigi per incontrare in cecoslovacco Hutka, nel primo turno degli internazionali di Francia. Li avrebbe vinti suSolomon, passando attraverso Borg e Dibbs. Ma questa è un'altra favola che si conclude quattordici giornali dopo.