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Quando la vita è l'avversario da battere!!

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Nell'immaginario collettivo, in larga parte manipolato dal sistema massmediatico, lo sportivo è per antonomasia il divo, il mito irraggiungibile attorniato da bellezze da copertina, l’eletto che ha fatto del proprio divertimento una professione. Lo sportivo diventa spesso anche un soggetto superficiale, avvolto da una spessa patina di frivolezza.
È quello che i più avranno pensato di personaggi come Tiger Woods, tanto per citarne la prima superstar che mi viene in mente. Denaro, successo, famiglia: alla Tigre non mancava nulla, perché mettere in discussione un'esistenza perfetta? Ci siamo tanto assuefatti all’idea del tradimento che la telenovela Woods non ci ha turbati più di tanto. Ma non è così che dovrebbe essere. Siamo (ahinoi) giunti sul precipizio di un burrone, a un punto in cui l'amore, la costanza e il sacrificio appaiono come miraggi nel deserto, in cui ci stupiamo della bellezza della normalità, senza più riuscire a distinguere cosa vi rientri e cosa ne debba restare fuori. Tutto è sempre, inesorabilmente e drammaticamente relativo.
Nel mio mondo perfetto contemplavo valori, amore, sentimenti posti al di sopra di tutto: fama, sfrenatezza, eccesso. Sognatrice? Ebbene sì, sono una portatrice sana. Ma è sempre avvilente scoprire che il mondo gira anche in un altro modo. I tacchetti a spillo celebrano quest’oggi, o quanto meno ci provano, la realtà vera, fatta di paure, ostacoli insormontabili, umane debolezze, ma anche pure dimostrazioni d’amore. Qualche giorno fa, tra una notizia e l’altra, mi sono a lungo soffermata sulla storia di Robert Guerrero, un pugile statunitense che ha rinunciato al titolo di campione dei pesi superpiuma per dedicarsi alle cure della moglie Casey, affetta da leucemia. E ho ripensato a una diversa immagine di 'sportivo', portatrice di valori sani, veicolo di messaggi positivi. E mi sono detta, perché non dedicarle un tacchetto? Avrei potuto citare varie altre storie come questa, ma la memoria mi ha condotta a due soli altri nomi oltre a quello di Guerrero: Cesare Prandelli ed Edwin van der Sar. E se avete altri esempi sarò lieta di leggerli tra i vostri commenti.
Cosa hanno in comune queste tre icone dello sport? Cominciamo dal primo.
Quella di Cesare Prandelli è la storia di un uomo prima che di un allenatore, di un marito che ha tenuto per mano la sua Manuela fino a quando una lunga malattia ha completato il suo corso. Un nemico si combatte stravolgendo la propria vita: e quella malattia ha chiesto a Prandelli di stravolgere la sua vita, dall’oggi al domani. Di fronte a Prandelli due strade: da una parte la carriera, dall'altra la famiglia. Da una parte la prestigiosa occasione di guidare la Roma, dall’altra il bisogno di rispettare la promessa fatta a sua moglie, quella di restare insieme nel bene e nel male. Cesare abbandona la panchina, la Roma, la grande occasione, tutto: una piccola sofferenza individuale e silenziosa che si incastona nella più drammatica sofferenza di Manuela; e che le dà più valore, ed è più importante di tutto il resto.
Edwin Van der Sar. Non si trattava certo della prima apparizione dell’ex portierone della Juventus, ma una lacrima di commozione - non mi vergogno a confessarlo - mi ha rigato le guance. Un'emorragia celebrale ha guastato il Natale della famiglia Van der Sar. Un ictus improvviso, inaspettato, ha colpito Annemarie, seminando il panico tra Edwin e i due figli della coppia. Edwin non ha esitato, le sue lunghe braccia non dovevano più limitarsi a respingere gli attacchi del pallone, ma avvolgere con tenerezza i suoi bimbi, e rassicurare Annemarie. Le condizioni della signora Van der Sar sono fortunatamente migliorate, Edwin è rientrato sul terreno di gioco, ma nel suo sguardo, oggi, c’è una nuova, diversa, grande, e impagabile consapevolezza: quella di valere per qualcuno e che qualcuno valga per lui più di qualsiasi titolo, trofeo o copertina.
E infine, Robert e Casey Guerrero. Lui, pugile campione dei pesi super-piuma. Lei, moglie devota che scopre di dover mettere al tappeto la leucemia. Anche in questo caso il coraggio di una scelta importante. Lo statunitense non ha avuto dubbi. Qual è il valore di denaro e successo se non si ha qualcuno con cui condividere le gioie della vita? Lasciato il ring, Guerrero affronta un nemico ben più temibile dei tanti che ha già atterrato. Niente guanti, fasciature, ferite per guadagnarsi i punti dei giudici o il plauso della gente. Il silenzio farà da cornice ad un’attesa condivisa. Lui e la moglie in una stanza d’ospedale in silenzio e senza conferenze stampa: perché certe cose non richiedono riserbo, e non devono essere spiegate. E spero non me ne vogliate se sento di violare la sua scelta anche solo parlandovene...
La vita non fa sconti a nessuno; ed è lì che esce il campione. O forse l'Uomo, quello con la U maiuscola, che molto spesso vale più del campione: anche se non gioca a calcio, o non pilota auto da corsa. E' bello pensare che il campione, l'Uomo, può essere di fronte ai colpi della vita il nostro vicino di casa. Ed è splendido pensare che persone arrivate, inattaccabili, quelle che la vita ogni tanto mette di fronte a sterzate improvvise in una strada in discesa, sappiano comportarsi con quella umanità che a volte non siamo disposti a riconoscere, né a dare per scontata.
Inserito da Il Team di OKKIOALLESPALLE-MM il 2010-03-08 08:17:42 nel gruppo Filosofia e Societa'
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